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Per certi versi - Incontro con Mario Lunetta
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Per certi versi -
Itinerari nella poesia italiana contemporanea -
Secondo incontro
Itinerari nella poesia italiana contemporanea
Secondo incontro
Incontro con Mario Lunetta
A cura di Pier Luigi Ferro
Aula Magna del Liceo Artistico Martini Via Manzoni
Savona Giovedì 21 gennaio 2010 ore 15.30

Nato a Roma nel 1934, uno dei più prolifici scrittori italiani, è poeta, drammaturgo, narratore e critico militante, singolarmente attento alle tendenze e alle esperienze più innovative della contemporaneità . E’ stato Presidente del Sindacato Italiano Scrittori per nove anni, nel 2007 ha ricevuto il Premio “Alessandro Tassoni” (riconoscimento speciale, alla carriera). Suo un noto Invito alla lettura di Svevo (Mursia, 1972), una monografia sul Surrealismo ( Editori Riuniti,1976), la raccolta di saggi sulla produzione contemporanea Et dona ferentes (1996) e Le dimore di Narciso (1997). Ha curato alcune importanti antologie dedicate alla poesia contemporanea, tra cui è da ricordare almeno Poesia italiana della contraddizione (Newton Compton, 1986), collaborando come critico a riviste e periodici. Ha al suo attivo numerosi romanzi e raccolte di versi, l’ultima delle quali La forma dell’Italia. Poema da compiere ( Manni, 2009), un poema civile di cui sta per uscire la seconda parte.
L’attività letteraria di Mario Lunetta si è svolta fin dall’inizio all’insegna di un poligrafismo estremo che non sente alieno da sé alcun tipo di scrittura. La sua vastissima bibliografia ha il suo punto di partenza nella poesia, ma si allarga subito negli anni Settanta al romanzo, e sono testi decisamente sperimentali. Lunetta ha curato anche in modo particolare il genere breve del racconto, oggi in disuso e ha frequentato il teatro; anzi si può dire che per la tendenza alla controversia e alla dialettica l’intera sua opera contenga una intrinseca “vocazione teatrale”. E poi c’è la lunga milizia nel campo della critica, con saggi e recensioni sui quotidiani e le riviste (”Paese sera”, “il Messaggero”, “Rinascita”). La produzione critica ha dato, oltre a una vasta messe di prefazioni e curatele, varie raccolte di saggi. In esse si leggono rigorose analisi di testi e insieme interventi che possiedono un fortissimo gradiente teorico e testimoniano quindi la lucidissima autocoscienza della scrittura lunettiana. E poi c’è l’attività pubblica di Lunetta, non solo la presenza della sua voce nelle letture di poesia, ma anche l’organizzazione di tanti cicli di presentazione e di rassegna di autori. Una funzione di “mobilitazione” dei poeti, che Lunetta ha assolto anche come curatore di Antologie. Un’attività torrenziale, direi meglio fluviale. Per Lunetta davvero si attaglierebbe l’antico motto nulla dies sine linea. Ma forse andrebbe aggiunto et nulla linea sine “linea”, intendendo con ciò che nulla è innocente, nelle scelte compiute dall’autore, niente è mero riempimento del tempo o fatto per fare, e tutto invece è tendenza, lavoro volto a produrre istanze “forti”, culturali e civili. Venuto subito immediatamente dopo i “fuochi” del Gruppo 63, Lunetta ha portato avanti nel tempo una ricerca impregiudicata ma mai arresa a tornare a “prima delle avanguardie”. Semmai, la sua attenzione è stata quella di praticare uno sperimentalismo non meccanico, privo di paratie e di steccati, volto a utilizzare qualsiasi forma e qualsiasi tradizione, purché si adattasse a un duro e radicale progetto di opposizione. Così come in poesia Lunetta è uno degli autori che più si è applicato ad abbassare e decostruire le pretese dell’io lirico, in una crudele autocritica in versi, così nella narrativa si è dato a costruire storie demistificanti, cattive, sempre al limite dell’assurdo e del grottesco, del rovesciamento e della derisione. Tra l’altro, in tempi di sempre maggiore standardizzazione e impoverimento del linguaggio, Lunetta dà l’esempio di un narratore-scrittore, praticando anche in prosa l’esuberanza della metafora o della singolare oralità . Disposizioni che vanno ancora al massimo nelle per ora ultime prove narrative come il “noir” Figure lunari (2004) e il polifonico I nomi della polvere (2005).Una linea: e con questa intendo dire anche “impegno” politico e polemico, in anni di “tiracampare” e di astuzie postmoderne. Non risparmiando alcuna delle “delizie indigene” italiane, Lunetta ha voluto invece tenere aperti gli occhi sul buio del nostro presente. E lo testimoniano i titoli recenti delle sue raccolte poetiche, che battono sul “dente-che-duole” di una discesa che sembra non toccare mai il fondo. Lunetta ha tenuto spesso a fare suo il motto di Caravaggio “Nessuna speranza, nessuna paura”. E nessuno meglio di lui, teorico di una “scrittura dell’orrore”, ha saputo tenere insieme con estremo rigore e attraversando tutti i possibili generi di scrittura, l’angoscia e lo sdegno, il guizzo inventivo e la risata sarcastica, la visione “nera” e l’incrollabile fiducia “materialistica” e utopica che il corpo degli uomini sia fatto per la felicità .
Francesco Muzzioli
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sabato 9 gennaio 2010
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